C.A.V. La Nereide ODV-ETS
Il nostro Gruppo di Specialisti
CHI SIAMO
Di seguito i nostri specialisti con una breve descrizione dei loro settori di competenza
ADRIANA PRAZIO
- PRESIDENTE -
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RITA DISCO ZANGHI'
-VICE PRESIDENTE -
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ETHEL PUZZO GALLIA
- SEGRETERIA -
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ENZA SCALORA
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ROBERTA DI PIETRO
- PEDAGOGISTA -
Interprete del video "SOSPESA" dedicato al centro La Nereide
che racconta la storia di Diana donna vittima di violenze.
DOMENICA CANNATA
- VOLONTARIA -
CSVE
responsabile Territorio Siracusa e provincia
MARIA CONCETTA LO CONTE
- PSICOLOGA / PSICOTERAPEUTA -
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LITA BELLASSAI
- PSICOLOGA -
E' una Psicologa qualificata con esperienza nel trattamento di problematiche come ansia, depressione, stress, traumi e disturbi del comportamento alimentare.
A Proposito di Violenza di genere:
Riportiamo l'intervento del dott. Fabio Roia
(presidente Tribunale Milano - Ex Magistrato)
In tv Fabio Roia parla della violenza di genere e lo fa certamente con competenza.
Prima di diventare Presidente del Tribunale di Milano, infatti, ha esercitato il ruolo di magistrato e costruito la sua intera carriera sul contrasto alla violenza di genere.
Il dott. Roia dice sostanzialmente due cose:
- la grande maggioranza dei reati contro le donne sono commessi da italiani (71%)
- la violenza di genere si può contrastare efficacemente solo su un piano culturale, demolendo il "patriarcato".
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Entrambe queste affermazioni qualificherebbero il dott. Roia come un appartenente alla categoria degli infinitamente sapienti e buoni.
Ma a ben pensarci basterebbe il fatto di essere un Magistrato, a collocarlo tra i Giusti.
Anyway...
Provo a spiegare perché Fabio Roia, secondo me, non ha capito una cippa e potrebbe dedicare più utilmente il suo tempo alla coltivazione delle lumache.
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Intanto partiamo dal dato statistico.
Se il 71% degli autori dei reati è italiano questo vuol dire che il 29% è straniero. Per inciso, io mi attengo alle sue parole anche se per alcune categorie di reati, come la violenza sessuale gli stranieri sono coinvolti come autori nel 40/44% dei casi.
In ogni caso, e pur dando a Fabio Roia il vantaggio, questo significa che gli stranieri, che sono circa il 9% della popolazione commettono il 29% dei reati collegati alla violenza di genere.
In altri termini questo significa che uno straniero ha grosso modo 4 volte le probabilità di un italiano di essere coinvolto in reati collegati alla violenza di genere.
Se un milione di italiani commette 100 reati, possiamo aspettarci che un milione di stranieri ne commetterà 400.
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Questo è quello che dice la matematica e la statistica.
Ma per Fabio Roia, e per tutta la sinistra italiana al completo questo non rappresenta una prova sufficiente della correlazione tra la presenza di stranieri e aumento dei reati legati alla violenza di genere.
Vediamo perché.
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In primo luogo, sostengono, questo dato riguarda i condannati.
Loro sostengono che gli stranieri sono sovrappresentati sia nelle denunce che nelle condanne. Citano infatti tutti la stessa ricerca che, a loro dire, consente di stimare il numero "reale" delle violenze di genere. E alla fine di concludere che gli italiani non vengono denunciati quasi mai, mentre gli stranieri sarebbero denunciati "sei volte di più".
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Ok.
Ma c'è un'altro argomento che non può passare inosservato ad un laureato in sociologia come me.
Ovvero... si fa presto a dire straniero...
Le statistiche giudiziarie non distinguono tra stranieri regolari e stranieri irregolari.
Che ne sappiamo, quindi se la maggiore propensione non dipende dalla "irregolarità"?
Ovvero, sono irregolare, dormo alla stazione e mi scappa lo stupro.
Oppure potrebbe dipendere dalla "regolarità".
Prima dormivo alla stazione e non potevo stuprare, ma ora sono regolare e posso recuperare gli stupri che non ho fatto prima.
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Ma la cosa è ancora più complessa.
Secondo le teorie di Fabio Roia & co. potrebbe esserci una terza variabile, collegata alla nazionalità, determinante per la propensione a stuprare.
Potrebbe essere l'istruzione, l'occupazione, l'assunzione di droghe, la balbuzie...
Loro concludono che non ci sono dati sufficienti e quindi puntare l'indice contro gli stranieri è, nel migliore dei casi, arbitrario, nel peggiore razzista.
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Invece Fabio Roia incolpa il patriarcato.
Ma su quale base?
Può dire quante volte le impronte digitali di questo patriarcato sono state rilevate su luogo del delitto? No, che non lo può dire.
La polizia ha l'identikit del patriarcato? Testimoni hanno visto il patriarcato aggirarsi sul luogo del delitto?
Non si sa, non si capisce.
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In ogni caso, prendiamo per buona la teoria di Fabio Roia, che è buono, giusto, umano, ha studiato e ha una sfilza così di foto ricordo con le socie dei centri antiviolenza di tutta Italia.
La domanda è questa, signori della corte: ma questo patriarcato è italiano o straniero?
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E se è italiano, qual è il rischio che gli immigrati dell'Afghanistan possano importare questa terribile malattia nel loro paese, compromettendone la purezza e innocenza primigenia e, soprattutto, inducendoli a compromettere la parità uomo donna che colà hanno raggiunto a sì caro prezzo?
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